In sintesi
- 🎬 Rosso Volante
- 📺 Rai 1, ore 21:50
- 🏂 Racconta la storia vera di Eugenio Monti, leggendario bobbista italiano, celebre per il suo gesto di lealtà alle Olimpiadi di Innsbruck 1964 e per la sua carriera culminata nei due ori olimpici di Grenoble 1968; il film è un biopic che esplora valori sportivi, sacrifici e umanità dietro il campione.
Rosso Volante, Eugenio Monti, Giorgio Pasotti e il fascino intramontabile delle storie di sport che diventano leggenda: stasera su Rai 1 arriva una prima visione che profuma di neve, metallo olimpico e mito. È una di quelle serate televisive che gli appassionati non vogliono perdere, soprattutto perché racconta un personaggio italiano spesso ricordato dagli addetti ai lavori, ma poco conosciuto dal grande pubblico. Ed è proprio qui che la fiction biografica diventa servizio culturale.
Rosso Volante e la storia di Eugenio Monti che merita di essere riscoperta
La vita di Monti, che nel film prende forma attraverso l’interpretazione fisica e intensa di Giorgio Pasotti, è uno di quei racconti che sembrano scritti per il cinema: talento, cadute, sacrifici, sfide impossibili e un gesto di lealtà talmente puro da essere rimasto stampato nella memoria dello sport mondiale. Nel 1964, alle Olimpiadi di Innsbruck, mentre lotta per il suo agognato oro, Monti nota che i rivali britannici Tony Nash e Robin Dixon hanno perso un bullone dal loro bob. Un dettaglio minuscolo, ma decisivo. Lui non esita: smonta il suo e lo consegna agli avversari. Risultato? Oro agli inglesi, bronzo all’Italia. E nasce una leggenda.
Il film prende questo gesto, gli dà spazio, respiro e dramma, ma soprattutto lo inserisce in un periodo chiave della vita dell’atleta: i quattro anni che lo porteranno al doppio oro olimpico di Grenoble 1968, a 40 anni compiuti. Una parabola perfetta per chi ama la narrazione sportiva classica, ma anche un terreno fertile per riflessioni più nerd su cosa rappresentasse il bob in quegli anni: uno sport quasi artigianale, pericoloso, di pura fisicità, lontanissimo dai mezzi iper-tecnologici degli atleti di oggi. Monti era un funambolo, un ricercatore della velocità in un’epoca in cui il concetto stesso di aerodinamica era più intuito che studiato.
Rosso Volante, Giorgio Pasotti e un cast solido con una regia che punta all’emozione
Scegliere Pasotti per interpretare Monti è una scelta che funziona anche sul piano simbolico: la sua recitazione, spesso costruita su un realismo trattenuto, trova qui un personaggio che richiede disciplina, dolore e una costante lotta interiore. Andrea Pennacchi veste i panni del giornalista Gianni Brera, figura fondamentale non solo per il soprannome “Rosso Volante”, ma per il modo in cui sapeva raccontare lo sport come epica popolare. E poi c’è Denise Tantucci, che dà respiro alla parte più intima del campione interpretando Linda Lee, compagna e bussola emotiva.
La regia di Alessandro Angelini opta per una ricostruzione sobria, senza esagerazioni tecniche, preferendo la forza espressiva degli attori e il ritmo della storia. Una scelta saggia: Monti non aveva bisogno di effetti speciali per essere epico.
- Giorgio Pasotti si è allenato tre mesi per trasformare il suo fisico e avvicinarsi all’atleta reale.
- La produzione, sostenuta dalla Veneto Film Commission, ha lavorato su ghiaccio e piste vere per mantenere autenticità nelle sequenze sportive.
Elementi che, agli occhi degli appassionati di ricostruzioni storiche, fanno la differenza.
Un film che parla al presente: lo sport come valore, non solo come risultato
Il gesto di Monti a Innsbruck è spesso citato come uno dei momenti più nobili della storia olimpica, e non a caso il CIO gli assegnò il premio Pierre de Coubertin, rarissimo e quasi mitologico. Nell’epoca dello sport-spettacolo, dei social, dei contratti multimilionari e dell’adrenalina a tutti i costi, rivedere un atleta rinunciare all’oro per un principio sembra quasi fantascienza. Eppure accadde davvero.
È questo che rende Rosso Volante un film interessante non solo per gli appassionati di sport, ma anche per chi ama i biopic che raccontano l’essere umano dietro il campione. Monti non è solo un atleta: è un simbolo di un modo di vivere la competizione che oggi rischia di scomparire. E proprio per questo la sua storia torna a essere attuale.
Un’eredità sportiva enorme, ma poco raccontata
Monti è ancora oggi uno dei bobbisti più vincenti della storia, con una collezione di titoli mondiali che ha resistito per decenni, e un doppio oro olimpico arrivato quando molti atleti sarebbero già in pensione. Il film lo mostra nel suo lato più tecnico: l’ossessione per il dettaglio, la cura del mezzo, la continua ricerca del limite. Un approccio quasi da ingegnere, che fa sorridere chi conosce i mostri sacri del bob contemporaneo come Francesco Friedrich: in fondo, Monti è stato uno dei primi a portare lo sport su un livello di professionalizzazione reale, pur mantenendo un’anima quasi romantica.
Per questo la sua storia ha un valore culturale che va oltre l’aneddoto del bullone. È il racconto di come il talento, da solo, non basti mai; di come la mente sia il primo avversario; di come la grandezza sportiva nasca da una somma di imperfezioni accettate e superate.
Stasera, alle 21:50 su Rai 1, Rosso Volante non è solo un film da guardare: è un pezzo di memoria collettiva che torna a pulsare. E per una sera, ci ricorda che lo sport può ancora essere un luogo dove vincere non è tutto, ma il modo in cui si sceglie di correre fa la differenza.
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