One Piece è un manifesto politico travestito da avventura piratesca: cosa si nasconde davvero dietro la storia di Rufy

One Piece è davvero “solo” una storia di pirati in cerca di un tesoro? In apparenza sì, ma chi ha seguito l’opera di Eiichiro Oda con attenzione sa che sotto la superficie avventurosa si nasconde qualcosa di molto più profondo: un universo di messaggi politici, sociali e ideologici costruito con precisione chirurgica nel corso di quasi trent’anni. E no, non è una coincidenza.

La bandiera di Che Guevara nello studio di Eiichiro Oda

Partiamo dal dato più clamoroso, quello che ha fatto impazzire il web: nel suo studio, Eiichiro Oda tiene appesa una bandiera di Che Guevara. Non è un rumor, non è una fantasia dei fan. È documentato. E se pensate che sia solo una scelta estetica o un dettaglio di arredamento, allora probabilmente non avete letto One Piece con la giusta attenzione. Che Guevara è stato uno dei simboli più potenti della rivoluzione contro i governi oppressivi e il potere costituito. E indovinate qual è il tema centrale ricorrente in ogni singola saga del manga? Esatto: un gruppo di persone che si unisce per sfidare e abbattere il potere ingiusto, che sia un governo corrotto, un dittatore locale o una struttura di controllo globale come il Governo Mondiale.

I villain di One Piece come metafore di dittatori e capitalismo senza scrupoli

Guardando la struttura narrativa di One Piece, il pattern è chiarissimo. Ogni saga racconta di un popolo oppresso e di chi si batte per liberarlo. Da Alabasta, con Crocodile che manipola un intero regno, fino a Doflamingo che schiavizza Dressrosa, passando per Orochi che distrugge la terra di Wano con fabbriche inquinanti: Oda non fa mai nulla per caso. I villain non sono semplicemente “cattivi”, sono metafore potentissime di dittatori, capitalisti senza scrupoli e sistemi di potere corrotti. E la critica è tutt’altro che velata, anzi è praticamente sbattuta in faccia al lettore con la stessa energia con cui Luffy lancia un Gomu Gomu no Pistol.

Franky, la cola e la critica al consumismo nel manga di Oda

Uno degli esempi più sottili ma geniali riguarda Franky, il cyborg della ciurma di Cappello di Paglia. Franky funziona a cola, uno dei simboli globali per eccellenza del consumismo e del capitalismo americano. La scena chiave è quella in cui, per farlo funzionare, gli vengono offerte acqua e succo di frutta — bevande sane e naturali — che non funzionano. Solo la cola lo fa andare avanti. Il messaggio di Oda è chiaro: la cola è roba da macchine, non da esseri umani. È una critica al marketing che spinge prodotti nocivi presentandoli come cool e necessari. Una volta che lo vedi, non riesci più a non vederlo.

Oda ha nascosto in One Piece un manifesto politico rivoluzionario?
Sì è tutto calcolato
È solo coincidenza
Forse ma è esagerato
Non ci avevo mai pensato

Ecologia, inclusività e diritti umani in One Piece prima che diventassero argomenti mainstream

One Piece tocca temi che oggi sono al centro del dibattito globale, ma lo fa da decenni. La saga di Wano è una critica ambientalista in piena regola: Orochi e Kaido devastano la terra con le fabbriche delle armi, avvelenando l’aria, l’acqua e la natura in un’allegoria dell’industrializzazione selvaggia che non potrebbe essere più attuale. Sul fronte dell’inclusività, personaggi come Mr. 2 Bon Clay e Emporio Ivankov sono rappresentazioni coraggiose e rispettose di identità di genere fluide, inserite in uno shonen pubblicato dal 1997. Per i tempi era roba rivoluzionaria, e lo è ancora oggi considerando il contesto culturale giapponese.

  • Critica alla dittatura: Crocodile, Doflamingo, Orochi come allegorie del potere tirannico
  • Critica al capitalismo: Franky e la cola, i Celestiali Draghi e la schiavitù istituzionalizzata
  • Ecologismo: la devastazione industriale di Wano come specchio del mondo reale
  • Inclusività: Bon Clay e Ivankov come personaggi autentici, mai caricaturali

One Piece è un manifesto politico travestito da avventura piratesca

Quello che rende One Piece straordinario non è solo la longevità, i combattimenti spettacolari o il worldbuilding senza eguali nel panorama manga. È il fatto che Eiichiro Oda ha costruito in quasi trent’anni un’opera che parla di libertà, giustizia, uguaglianza e resistenza al potere, riuscendo a veicolare questi valori a generazioni di lettori in tutto il mondo senza che molti se ne accorgessero davvero. Definirlo comunista, progressista o rivoluzionario sarebbe riduttivo. Oda è soprattutto un narratore che crede profondamente che le storie debbano dire qualcosa di importante sul mondo reale. E One Piece, pagina dopo pagina, lo dimostra. Quindi la prossima volta che vedete Rufy urlare “Diventerò il Re dei Pirati”, ricordate che sotto quella frase c’è un messaggio molto più grande. E molto più politico di quanto abbiate mai immaginato.

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